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I vini sfusi – “Ogni mondo è paese!”

Oggi mi piacerebbe affrontare un argomento che in terra italiana vede due schieramenti opposti: da un lato una buona fetta di consumatori medi che elogiano il vino sfuso e dall’altro i tradizionalisti che lo sconsigliano perché sinonimo di bassa qualità.

Un tempo, quando il vino imbottigliato si conosceva poco, c’era il vino sfuso, venduto nelle vecchie osterie e conosciuto come “ il vino del contadino”, un vino patronale e soprattutto da tavola.

È importante sottolineare come l’Italia sia un paese con una storia contadina ancora molto attuale, non a caso, oggigiorno non è obsoleto trovare da nord a sud una famiglia in cui almeno un parente possiede un pezzo di terra e si dedica alla produzione fai-da-te. Pensate che il mio fornitore di fiducia quando sono a secco di vino è un ex dipendente comunale in pensione che nel mio quartiere detiene una leadership pazzesca (Mast’ Antonio, che gran personaggio e che vino!). Ancora, quando ero bambina, mio nonno materno era un architetto molto conosciuto (forse anche l’unico ahahah) e quando aiutava qualcuno veniva spesso ringraziato con 1-2 damigiane di vino che tenevano a specificare provenisse direttamente “dal loro terreno” o “dal loro vignaiolo di fiducia!”. Diciamo che prima era ancora più piacevole riceverlo, era un gesto d’affetto e di rispetto.

In realtà, non parliamo solo di una pratica da piccoli paesini, dove l’amico dell’amico ti portava il suo vino in quella bottigliona verde tutta impolverata, ma mi piace definirla una tradizione che ha portato a grandi risultati in termini mondiali (la World Bulk Wine Exhibition è ormai una delle fiere di vino sfuso più conosciute oggi!). Racconto questo per far comprendere che il vino sfuso ha fatto e fa ancora parte della nostra quotidianità e del nostro bagaglio culturale, ma perché vi sono approcci differenti verso questa vecchia (ma nemmeno tanto) consuetudine?

il vino sfuso ha fatto e fa ancora parte della nostra quotidianità e del nostro bagaglio culturale

RaffaellaFa punto molto importante

Oggi diremmo, la mancanza dell’etichettatura e quindi della tracciabilità. Certo, la prima cosa che si fa quando si compra una bottiglia di vino è leggere l’etichetta, matrice di fiducia e attendibilità assoluta, o forse no? Oggi purtroppo se consideriamo gli scandali sui vini adulterati ci rendiamo conto di quante di queste bottiglie appartengono alla grande distruzione. Questo per dire che non sempre la bottiglia con l’etichetta “conosciuta” è sinonimo di valore, bisogna imparare a non pagare il nome o la zona di provenienza, ma la qualità di quello che ci viene proposto. 

Allo stesso modo, c’è sfuso e sfuso! La sua qualità è condizionata da un elemento in particolare, madre natura! Generalmente i vigneti di questi produttori non presentano delle caratteristiche uniformi, di conseguenza si avranno viti che daranno un’uva migliore rispetto ad altre, sta al bravo vignaiolo riconoscere questo limite e sfruttare i vini migliori. 

C’è chi crede fermamente nel riflusso dello sfuso nel vino, sia per un ritorno economico notevole che per una riduzione drastica nell’utilizzo di recipienti e imballi (il prezzo più basso di questa tipologia è anche legato al fatto che i produttori non hanno costi di questo tipo). Quindi, non lasciatevi ammaliare da bottiglie costose e da nomi di nicchia, badate sempre alla qualità e ricercatela anche nello sfuso che potrebbe darvi tante soddisfazioni!

Ed ora cambiamo prospettiva! Ci spostiamo in Russia e raccontiamo un’esperienza relativa a qualche anno fa…

Attraversammo il confine e decidemmo di visitare le famose cascate, davanti alle quali c’era una piccola esposizione condotta da produttori locali, la tipica trappola per turisti, per intenderci. C’era vino (e non poco) poi uva, fragole, melograni… insomma c’era di tutto (i lettori russi hanno già capito tutto…).

Ci tengo a precisare che che l’Abcasia è un paese piuttosto povero e abbastanza corrotto.  Per ottenere il permesso di commerciare non dovevi possedere beni di alta qualità, ma solo “amici fidati” e qualcuno altrettanto discreto a cui dare la mazzetta, semplice.

Comunque, decisi di provare un bianco sfuso, alla spina. Aveva un colore dorato e visivamente era abbastanza trasparente, si trattava di un vino molto poco impegnativo. Il commerciante baffuto lo bevve rapidamente da una bottiglia di plastica da un litro e mi consigliò di bere vicino al fiume, all’ombra, siccome che il vino era molto “allappante” Non era necessario essere un sommelier esperto per capire quali fossero le tre componenti di quel vino: acqua, alcool e una bevanda istantanea in polvere… (Zuko/Ivite/Kool-Aid etc…). Ovviamente, non aveva un sapore cattivo, ma non era vino! E ancora voglio precisare che era molto molto “allappante”. Il risultato? Una fulminea intossicazione ed i postumi di una sbornia infernale che ricorderò a vita. 

un rosso, dolce... cioè non proprio dolce però si. Era due volte più dolce del semi-dolce, ma comunque non lo vorresti mai per dessert!

GregoryRacconta la sua prima esperienza su vini rossi

La volta successiva che provai un vino alla spina, alcuni anni dopo, ero alla mostra del Vino-Vodka a Sochi, ed anche lì fu la volta di un vino dell’Abcasia. Stavolta era un rosso, dolce… cioè non proprio dolce però si. Era due volte più dolce del semi-dolce, ma comunque non lo vorresti mai per dessert!

I vini sfusi scadenti ormai mi seguivano e mi raggiungevano ovunque… ero traumatizzato dalle mie esperienze precedenti e non volevo rivivere gli stessi tormenti passati.

Ma ecco la luce infondo al tunnel: la mia storia si conclude in Costiera Amalfitana all’azienda vinicola Tramonti (lì ci finii per caso), dove il clima di quella cantina, la passione dei proprietari e le loro storie mi catturarono completamente. Al mio arrivo, la padrona di casa subito si mise a preparare dei piacevoli e semplici stuzzichini. Mi fecero provare diversi vini e nel frattempo mi raccontavano dei loro vigneti, delle splendide montagne che li circondavano, delle acque sorgive, dei tramonti… ecco come le persone con tanta facilità trasformano il loro lavoro in passione, una passione che riescono a trasmettere agli altri in maniera così naturale. Ed è grazie a queste persone che il vino acquista quel valore aggiunto, racchiuso in quella vecchia bottiglia verde piena di polvere…

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