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Il mondo enologico sui grandi schermi

Chi ricorda  Sideways di Alexander Payne? 2004, premio Oscar, due Golden Globes ed un premio ai SAG Awards. È la storia di due amici che attraversano per una settimana le vie del vino californiano, Miles è un disilluso scrittore divorziato e Jack è un attore da soap opera. La loro storia arriva ad un bivio: continuare ad essere dei freschi e baldi giovani o apprezzare finalmente i piaceri dell’invecchiamento. È un road movie dove emerge come le vie del vino siano infinite, limpide e mai scontate. Faccio questa excursus perché dal mio punto di vista è dai tempi di Sideways che non si approcciava ad un film dove il mondo del vino, con le sue complessità, fosse così delicatamente dominante. Sto parlando di Il Sommelier (Uncorked), dove il mondo dell’enologia si mostra nella sua forma più reale, vale a dire complesso, faticoso e sacrificante, soprattutto se entra nella vita di un afro-americano destinato a tutt’altro.

Il sommelier è la storia di Elijah e del suo sogno di diventare sommelier esperto, nonostante il desiderio del padre che lo vorrebbe a guidare l’attività di famiglia che garantisce quell’essenziale sicurezza economica in una America complicata. 

La quotidianità di Elijah si spazia tra il lavoro, lo studio e brevi rapporti sentimentali. La mia prima sensazione è stata quella di assistere ad un racconto della tipica famiglia americana, il che all’inizio mi ha messo a mio agio e mi ha fatto venire voglia di prepararmi un calice di vino, ma in alcuni momenti si assiste anche a dei colpi di scena che aggiungono un po’ di pepe al film. L’aspetto più interessante è dato dai contrasti: il vino è da sempre sinonimo di eleganza, rigore e romanticismo, anche in ambito cinematografico. Tuttavia, Il sommelier rompe questa monotonia attraverso un comparto sonoro molto particolare. La musica pop e trap accompagna il film dall’inizio alla fine, rendendolo flessibile, semplificato ed a tratti caotico, forse anche fastidioso per alcuni. Il tutto però bilanciato con salotti eleganti, cucine francesi, luoghi caldi e accoglienti dove sommelier e allievi degustano preziosi vini Chardonnay.

Un outsider che si trova a fare un corso di enologia tra studenti benestanti e così lontani dalla sua cultura. Capisce anche però che nella vita non basta essere talentuosi, è necessario avvalersi di più strumenti che permettono di raggiungere quel determinato obiettivo, tra questi anche la famiglia, che apprezzerà fino alla fine.

 Il film ribadisce ancora una volta che il modo migliore per scoprire sé stessi è buttarsi a capofitto nelle cose che si amano, anche sbagliando e deludendo i nostri cari. Nel viaggio verso la ricerca della felicità solo noi abbiamo la chiave, anche se ci troveremo di fronte ad una serratura mal ridotta, basterà forzarla un po’ per scoprire quello che non possiamo vedere. In questo caso, Elijah ci ha trovato la sua dimensione ed il suo culto.

– Raffaella

#VinoEmotivo

Dal mio canto, posso dire che nel cinema riconosco due tendenze opposte ma necessarie: la prima è la presenza di un contesto stimolante, come la commedia, divertente e allo stesso tempo profondamente stupida. Non uno slapstick, ma quasi. La seconda tendenza è l’esigenza di guardare qualcosa di serio, scientifico e informativo, senza distrazioni.

Oggi parliamo di wine movies e qui ci troviamo gli aspetti menzionati sopra. Dato che siamo in Italia e sto scrivendo quest’articolo in un momento in cui i cinema ahimè sono ancora chiusi, voglio parlarti di Netflix. Apritelo, digitate la parola “vino” nel riquadro di ricerca e il primo film che vi comparirà sarà sicuramente Wine Country. Parla di un gruppo di amiche di lunga data, molto poco felici della loro vita, che decidono di trascorrere un weekend nella lontana Napa Valley, California. Berranno molto vino, versandolo qua e là un po’ dappertutto. Insomma, si divertiranno parecchio e finiranno per accettare la vita così com’è! In altre parole, è una comedy woman che è andato in vacanza (i russi capiranno). 

Ma il vero capolavoro del vino che potete trovare su Netflix è Sour Grapes. 

Un documentario del 2016 che ho visto personalmente solo di recente e mi sto schiaffeggiando le mani da circa 20 minuti per evitare di auto-spoilerarmi. Recentemente Netflix ci ha stupido alla grande con i suoi documentari e questo film è un vero diamante.

OMG, non so da dove partire. Dopotutto, questo è un film sulla spavalderia, sullo sconfinato e abissale mondo della ricchezza, dove i trionfatori della vita assaggiano il vino più costoso del pianeta e distruggono bottiglie di valore inestimabile quanto gli animali rari nei safari. 

Racconta di un mondo in cui c’è quella classica e persistente insegna “al completo” per i giorni, gli anni ed i secoli successivi, dove le persone hanno già una loro vita e la conducono normalmente, ma riescono comunque a trovare un piccolo spazio per un talentoso e misterioso arrogante. 

Il docu-film racconta qualcosa di raro e di più prezioso del denaro, racconta della reputazione di generazioni di produttori, di nomi, di DOC e DOGC (nel frattempo… mi sono fatto un bicchiere). È un film artistico, ma in una manifestazione così estrema che addirittura supera il concetto stesso di arte, emerge il gusto raffinato e il più raro talento. Ora, preparatevi un po’ formaggio, versatevi del vino e cercate un film nella vostra lingua!

— Gregory

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